INTERVENTO PRESIDENTE D'ALI' SU BLOCCO AUTOTRASPORTO IN SICILIA

24/01/2012 - 17:56

Signora Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, come è stato già ricordato dai colleghi D'Alia e Lumia, già da mercoledì ci siamo attivati per chiedere che il Governo venisse a riferire su quanto stava accadendo in Sicilia, auspicando in particolare che ciò venisse fatto dal Ministro dello sviluppo economico, presente giovedì scorso in quest'Aula. Giovedì abbiamo ulteriormente ribadito, allarmati dalle notizie che arrivano costantemente dalla Sicilia, che ciò potesse essere anche oggetto di un'informativa da parte del Ministro dell'interno, che qui oggi ringraziamo sentitamente per la sua presenza, sulla cui relazione debbo però fare alcune puntualizzazioni.
Voglio dirvi, onorevoli colleghi, che non è con questo dibattito che ci laveremo la coscienza per quanto riguarda le cause che hanno generato la protesta. I Partiti responsabilmente e la politica - l'onorevole Lumia inizialmente ha sostenuto il primato della politica poi, non so perché, ha scantonato dicendo che la politica non deve essere utilizzata - dovranno discutere in maniera molto più approfondita e molto più seria sulle cause vere del malessere siciliano, che non sono solo quelle legate alla crescita del prezzo del gasolio. Le cause vere del malessere della Sicilia stanno nei suoi mali che nascono e sono per la più parte di matrice proprio siciliana, che vengono da noi stessi, di un'autonomia che non ha saputo trasformarsi in fattore di sviluppo, ma è diventato peso, di un'autonomia che diventa erogazione di stipendi maggiorati, di pensioni maggiorate, assunzioni di consulenti a prezzi abnormi, finanziamento di sacre paesane, scandalo della formazione, incapacità di utilizzo dei fondi europei. Non sono solamente i fondi FAS, senatore Lumia, che mancano alla Sicilia; sono i fondi europei che restituiamo all'Unione europea per incapacità di spesa.
Una situazione così tragica da dover mettere in discussione, da parte di chi discute di politica e di istituzioni, la validità stessa dell'esistenza dell'autonomia regionale. Questo è il dibattito che anche oggi siamo riusciti a suscitare in gran parte per un'insipienza accumulata nel tempo e negli anni, dalla quale nessuno di noi - ieri come oggi - è esente.
Quindi, mi auguro che il Parlamento voglia affrontare questo argomento in maniera più compiuta e più seria. Chiedo, pertanto, ai Capigruppo di proporre una giornata di dibattito sulle condizioni della Sicilia, dell'agricoltura, della pesca e dell'autotrasporto siciliani perché non è possibile che si possa e si debba arrivare a forme di protesta indiscriminata e assolutamente fuori dalle regole - questo è il secondo argomento che intendo trattare - quali quelle che sono state messe in piedi questa settimana.
Già da lunedì, signora Ministro, le confederazioni sindacali della Triplice avevano denunciato il pericolo che la protesta non fosse un normale sciopero, ma si trasformasse in un blocco completo dei trasporti in Sicilia, in fenomeni di picchettaggio, di violenza, di strumentalizzazione politica e mafiosa - la si chiami come si vuole - ma certamente di prevaricazione puntuale dei diritti dei cittadini siciliani. E ciò si è verificato, in termini di impossibilità per le famiglie di recarsi al supermercato a comprare il latte o di impossibilità di portare i bambini a scuola o di code infinite ai distributori di benzina, in pregiudizio per i trasporti pubblici, per gli aeroporti, porti e traghetti diretti alle isole minori che non sono potuti partire per mancanza di carburante.
In altri termini, tutto questo si è verificato in termini di mancanza dei servizi essenziali che non potevano essere messi in discussione dallo sciopero - se tale era - di una componente sindacale, ma dovevano essere garantiti dalla struttura del Governo sul territorio. E il fatto che i prefetti siciliani - non tutti peraltro - si siano riuniti solamente giovedì con il presidente della Regione quando da lunedì era iniziato il blocco completo dei trasporti, credo stia a significare, signora Ministro, per l'esperienza assoluta e per la stima infinita che nutriamo nei suoi confronti, che lei certamente non è stata adeguatamente informata di ciò che stava accadendo sul territorio. Solo giovedì mattina questa riunione, senza nessun ulteriore sbocco.
Un messaggio di questo tipo, cioè che in ragione di una pax territoriale, possa essere prevaricato il diritto dei singoli cittadini e delle imprese che con i loro mezzi volevano portare fuori i loro prodotti e avviarli ai mercati di destinazione e sono stati impediti dal blocco di una parte degli autotrasportatori in Sicilia, con l'acquiescenza delle forze dell'ordine che hanno preferito, in molti casi, la tranquillità di facciata piuttosto che intervenire a tutela del diritto dei cittadini alla mobilità e all'esercizio delle loro attività è un segnale allarmante soprattutto in Sicilia, dove da decenni si combatte per affermare la cultura della legalità in maniera seria e tale deve rimanere con l'affermazione dei diritti di libertà del cittadino; mi riferisco al diritto di potersi recare in ospedale, a scuola, al supermercato e al diritto dei produttori di portare fuori dalla Sicilia i propri prodotti.
Il danno subito dalle aziende anche agricole e soprattutto agricole siciliane che non hanno potuto inviare i propri prodotti e le merci deperibili fuori dalla Sicilia trovandosi costretti a portare al macero decine, centinaia di tonnellate di prodotti, è incommensurabile. Incommensurabile è il danno economico immediato, ma anche il lucro cessante per quanto riguarda l'immagine della Sicilia e la reconquista dei canali della distribuzione che sono stati immediatamente occupati dai prodotti spagnoli, marocchini e francesi. Sappiamo infatti che la grande distribuzione è nella stragrande maggioranza dei casi delle multinazionali straniere.
Ebbene, mi domando perché ciò che oggi viene definito, nell'arco di 12 ore, "intollerabile" a Napoli o a Genova, sia stato tollerato per una settimana intera in Sicilia, dove lei stessa oggi dice esservi ancora code ai distributori e disagi per i cittadini. Ancora oggi, pur essendo sterminato nominalmente - signora Ministro, si informi anche di questo - lo sciopero di venerdì sera (fino a domenica mattina ho ricevuto telefonate di imprese che con i camion volevano portare i loro prodotti fuori e ciò veniva loro impedito dai picchettaggi, è necessario compiere degli accertamenti sul territorio. Signora Ministro, lei è stata ottima e stimatissima gestrice dell'ordine pubblico in una porzione rilevante della Sicilia e sa quanto sia importante garantire ai siciliani la libertà dei loro diritti per evitare che essi possano confondere la presenza dello Stato con una presenza calmierante di più situazioni e non certo come affermazione puntuale dei diritti del cittadino.
È per questo motivo che chiedo ai miei colleghi serenità nella valutazione di questa vicenda, di cui è giusto indagare le cause. Esistono le cause della protesta, ma le sue modalità sono state assolutamente non condivisibili e hanno penalizzato la Sicilia molto di più di quanto la volessero difendere. Ci può essere stato un errore di valutazione ed ingenuità, ma qualcuno ci ha speculato e ci specula ancora, forse anche in prossimità delle prossime elezioni amministrative e regionali.
Chiedo al Parlamento di affrontare la questione, di discutere con il Presidente del Consiglio e con i Ministri competenti le misure che si devono eventualmente adottare, e che spero verranno adottate, in favore dei comparti della produttività e dell'economia siciliana, danneggiati sicuramente dalla loro marginalità, ma anche massacrati da questa settimana di blocco, le cui conseguenze sull'economia e sulla cultura della legalità in Sicilia vedremo ancora per settimane e mesi, che spero possano terminare.
Ma quando l'agricoltura e l'attività di impresa stimano in 500 milioni di euro il danno provocato dal blocco su una economia già disastrata come quella siciliana, qual è il risultato della protesta? L'apertura di un tavolo che era già aperto e già in corso di trattativa? Su questo dobbiamo meditare, nonché sulla nostra assoluta capacità di strumentalizzare la protesta. Non dobbiamo e non si deve strumentalizzare la protesta, ma la si deve incanalare nei suoi giusti argini, perché solamente in questo modo potremo immaginare un futuro diverso per la Sicilia.
Per cortesia, colleghi, risparmiateci nei dibattiti nei programmi televisivi, e dovunque andate, improponibili dissertazioni storiche. Lasciate riposare in pace i grandi protagonisti del Risorgimento siciliano, i veri intellettuali della Sicilia, da Ruggero Settimo a Mariano Stabile, dal Marchese di Torrearsa a Michele Amari, a Farina. Lasciateli riposare in pace. Non assimilate la grande rivoluzione liberale del '48 in Sicilia per la libertà siciliana a quanto è successo in questi giorni. Quelli sono eroi intellettuali che hanno vissuto il carcere, l'esilio ed hanno scritto di proprio pugno intere pagine di storia che potrebbe essere utile leggere o rileggere - per chi lo avesse già fatto e non so quanti - per poter trarre le motivazioni vere della possibile ricostruzione della Sicilia.
Non lanciamo messaggi di tolleranza sulla cultura dell'illegalità. Sono d'accordo con il senatore Lumia quando dice che bisogna indagare su coloro che hanno strumentalizzato. Ma voglio anche dire che il messaggio non può essere lanciato tantomeno dalle istituzioni dello Stato. La tolleranza in Sicilia è un messaggio cento volte più negativo di quanto possa esserlo in altre porzioni del nostro Paese.
Spero, quindi, di rivederci presto in questo Parlamento per discutere ampiamente al riguardo - non laviamoci la coscienza con i pochi interventi e minuti che abbiamo dedicato al problema Sicilia - e per indagare, verificare e decidere soprattutto, e non solamente discettare, su quelli che devono essere i veri rimedi per i tanti mali di quella Regione, che sono però - come ho detto inizialmente - mali non solo eterogeni ma anche endogeni, sui quali noi stessi dobbiamo essere i primi a riflettere.
 

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