ENERGIA: POSSA, DALLE STELLE LA SOLUZIONE AL PROBLEMA   29/06/2009
A Cadarache, nella regione delle Bocche del Rodano, in un centro internazionale di ricerche sull'energia nucleare si vuole ricreare l'energia delle stelle per produrre elettricità. Ne parliamo con il senatore Guido Possa, Presidente della Commissione Permanente Istruzione, che ha presentato la relazione conclusiva sull'indagine conoscitiva sulle ricerche italiane relative alla fusione nucleare, indagine svolta congiuntamente dalle Commisioni riunite 7°, Istruzione e 10°, Industria.

Presidente, a Caradache si riuscirà a risolvere il problema energetico mondiale?

Nel sud della Francia si sta lavorando ad un progetto ambizioso, una vera e propria sfida scientifica e tecnologica, proiettata verso la fine del secolo: ottenere energia senza dipendere dal petrolio e dal carbone. Con il programma ITER, International Thermonuclear Experimental Reactor, si punta a riprodurre il processo che si sviluppa nelle stelle per generare energia. È chiaro a tutti, infatti, quanto sia importante, con i problemi connessi ai combustibili fossili, la ricerca sulla fusione nucleare controllata e pulita. Si tratta di un progetto plurimiliardario: la sola costruzione di ITER, costerà sicuramente molto più dei 5 miliardi di euro preventivati. Ci vorranno dieci anni per la realizzazione dell'impianto e circa 25 per la sperimentazione. Se tutto funzionerà secondo i piani, la prima energia ottenuta per fusione termonucleare potrà essere utilizzata solo 20-30 anni più tardi, a partire dalla seconda metà del XXI secolo. Da questo momento, forse, si potrà godere di un'energia pulita, a basso costo e praticamente illimitata.

Presidente Possa, che cosa è esattamente ITER?

ITER è il più grande progetto di ricerca internazionale mai avviato finora, nel quale sono coinvolti paesi che rappresentano circa la metà della popolazione mondiale: Unione Europea, Usa, Cina, Corea del Sud, Russia, India e Giappone. Molto attiva è da anni l'Unione Europea, in particolare con le attività di ricerca svolte in Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia. ITER non produrrà energia in proprio, al contrario servirà per lo studio dei tanti problemi di fisica e tecnologia che occorre risolvere. La reazione di fusione che si produrrà al suo interno può essere paragonabile per potenza a quella che tiene "vivo" il sole. Infatti, gli isotopi di idrogeno, deuterio e trizio, che saranno portati a fusione dovranno per questo essere riscaldati a un temperatura di oltre 100 milioni di gradi, addirittura superiore a quella che si registra al centro del Sole. La fusione, però, è una reazione nucleare molto più sicura e vantaggiosa della fissione dell'uranio.

Dunque una assoluta novità..

Certamente perché l'energia elettrica prodotta dalla fusione nucleare non provoca reazioni a catena incontrollate. Non esiste rischio di esplosione e, di conseguenza, tutto si svolge in sicurezza. Inoltre l'energia che viene prodotta, non crea scorie radioattive difficili da gestire nel tempo, ed è una energia sostanzialmente pulita. Per di più il costo dei materiali, il trizio e il deuterio, necessari per dar vita al processo, è veramente contenuto. Il deuterio si trova in natura ed il trizio viene prodotto per reazione nucleare dal litio, che è un metallo relativamente abbondante.

Un progetto sviluppato nell'epoca della globalizzazione, ma come si pone la comunità scientifica di fronte a questa iniziativa?

La comunità scientifica internazionale è entusiasta del programma ITER, anche se, a mio parere, è mancata una attenzione critica a tutte le esigenze da soddisfare per una produzione commerciale di potenza. Proprio per questo motivo è stata svolta l' indagine conoscitiva di cui stiamo parlando, che ha avuto l'obiettivo di fare il punto sulle attività italiane di Ricerca e Sviluppo ma, in un'epoca di globalizzazione, l'indagine è stata allargata necessariamente al quadro internazionale.

E' stata una indagine complessa?

Sì, l'indagine ha impegnato le Commissioni 7° e 10° per oltre un anno, e voglio ringraziare il Presidente del Senato Schifani per averla autorizzata. Il lavoro si è svolto in diverse fasi. Nella prima, abbiamo audito i principali attori della ricerca italiana: il presidente dell'Enea, il presidente dell'Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), il presidente del Cnr, il presidente del consorzio Rfx di Padova, i responsabili dei programmi di fusione nucleare della Commissione Europea, e uno dei maggiori esperti mondiali di fusione nucleare, il professore Bruno Coppi del Massachussetts Institut of Technology. Nella seconda fase ci sono stati dei rilevanti approfondimenti sulle comunicazioni fatte nel corso delle audizioni. Infine, abbiamo elaborato la relazione conclusiva che con piccole modifiche è stata approvata il 10 giugno scorso, con il solo voto contrario dell'Italia dei Valori che però, voglio sottolineare, non ha mai partecipato ai lavori.

Quali sono le conclusioni alle quali siete giunti?

L'indagine ha consentito di mettere a fuoco innanzitutto l'importanza della collaborazione internazionale che ha dato vita al progetto ITER. In tal senso, voglio ricordare l'ottimo lavoro svolto da Letizia Moratti che, nel semestre italiano di presidenza dell'Unione Europea del 2003, è riuscita a far assumere ai paesi Eu un'unica posizione per la candidatura della localizzazione di ITER a Caradache, in Francia. Anche il Giappone premeva moltissimo per ospitare la città delle stelle. Ma l'Europa aveva una posizione unica, forte, e così ITER sarà realizzato a Cadarache. Abbiamo inoltre esaminato la Road Map, ovvero, il programma di azioni di lungo termine, sempre di respiro internazionale, per pervenire alla messa a punto delle conoscenze necessarie per la realizzazione di una centrale elettronucleare commerciale, basata sull'utilizzazione dell'energia da fusione nucleare. La nostra indagine è stata coraggiosa perché abbiamo evidenziato alcune criticità in entrambi i progetti, e questo, me lo lasci dire con soddisfazione. Per quanto riguarda ITER, ad esempio, se da un lato abbiamo apprezzato le estremamente innovative scelte tecnologiche, che consentiranno di sviluppare la straordinaria potenza energetica della fusione di deuterio e trizio (da un chilo della miscela di questi due elementi si può ricavare l'energia ottenibile da 8.200 tonnellate di petrolio), dall'altro abbiamo evidenziato come la sperimentazione prevista non fornirà tutte le conoscenze indispensabili per la realizzazione di una centrale commerciale. Più precisamente, l'impianto ITER ha alcune limitazioni che gli impediscono di esplorare adeguatamente il funzionamento della fisica del plasma di deuterio e trizio, in condizioni indispensabili per una centrale commerciale. Infine, abbiamo ritenuto inattendibile la tempistica presentata dalla Road Map, e abbiamo suggerito un forte rafforzamento delle azioni di Ricerca e Sviluppo per passare dalla sperimentazione su Iter a quanto necessario per una centrale dimostrativa di potenza. E vuole sapere una cosa?

Prego...

Ho inviato una bozza del nostro documento finale ai responsabili europei ricevendone una lettera di plauso.
 
 
   
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